Wednesday, May 27, 2009

Recensione di Versione 2.0

Versione 2.0 – 31 tragedie contemporanee
Marco Di Stefano
Edizioni Tespi, Roma, 2008

Un bigino di miti in versi? Un catalogo di personaggi sbalzati fuori dalle pagine di una letteratura greca e riproposti in chiave moderna, sotto una luce che li renda più accattivanti, o piuttosto li trasformi in abitanti di un mondo familiare al lettore?
Nessuna di queste definizioni ricostruisce appieno l’operazione poetica al centro di “Versione 2.0 – 31 tragedie contemporanee” (Tespi, 2008), la seconda raccolta in versi di Marco Di Stefano, classe 1981 e un diploma alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano. Di Stefano, che oggi insegna drammaturgia e regia nei laboratori del Dams di Torino, è anche assistente di Renato Sarti presso il Teatro della Cooperativa a Milano.
Il suo esordio letterario risale a tre anni fa con un volume di Haiku “Sessanta lame all’ora - Analisi in forma di Haiku” (Il filo, 2006). Focus della riflessione, la modernità e le sue storture, che vanno di pari passo con quelle dell’anima. Perché mentre «Anche quest’alba / la Palestina brucia / in technicolor», «Venticinque anni / colano come cera / dal davanzale». E così il gioco di indagine del fuori si scambia con l’osservazione del dentro, il visto in esteriore si alterna al vissuto interiore. È allora che emergono scenari metropolitani come interrotti, «anelli che non tengono» di montaliana memoria, si aprono su close up in soggettiva disarmante: «Anni passati / davanti a microsoft word / la cute secca».
Con la stessa forza si intrecciano i tre fili che stanno dietro le composizioni di Versione 2.0: il mito, la contemporaneità e l’interiorità. In disordinato ordine di apparizione, come fosse la confusa scaletta di un programma televisivo da improvvisare in diretta, fanno capolino, pagina dopo pagina, i volti noti della tragedia greca. Siamo al provino per un reality show: Agamennone, Oreste, Ecuba, Elettra e gli altri entrano in sala di registrazione, guardano in camera e vomitano la loro storia, mimandola e riproducendola in un alternarsi di registri, alto e basso, aulico e volgare. Si dimenano, si giustificano, semplicemente agiscono, violentemente urlano la loro verità. Oppure capita che tentino, disarmati, a spiegare perché il mito ha voluto per loro quel destino.
Ma tutto questo è a un passo prima della scrittura. Un astuto montaggio rielabora e ricuce le storie e le ossessioni dei protagonisti. Il risultato sono tanti mini-copioni che il regista-autore mette in scena sulla pagina, con potenza inedita, davanti al lettore-spettatore.
E i personaggi del mito, in questo passaggio, mutano e si svelano nella loro nuova identità-interiorità.
Così Elena la si incontra in metropolitana, e il lettore, con gli occhi di Paride, la guarda come la guardano due giovani con le cuffie dell’Ipod vestiti Dolce&Gabbana. E lei, tanto bella da far interferenza con gli scambi dei binari, timida, legge un libro che tiene sulle ginocchia, senza sapere che quelli «possono scatenare una guerra pur di averti».
Arriva poi in scena Antigone, ragazza di 18 anni con l’orecchino al naso e i jeans a vita bassa. Nella litania, quasi una danza in parole, che le viene dedicata, è tratteggiata una donna-bambina tanto inesperta del mondo quanto ardita da sfidarne le leggi non scritte, divine o umane non importa. Nella prima scena è accoccolata tra i mobili dell’Ikea a leggere No logo di Naomi Klein, poi la si vede infervorata tra le strade di Genova a gridare con i no global.
Decostruiti e riassemblati in questa nuova parte, i personaggi del mito sono ora attori inesperti. Banali e deboli, forse, ma di una debolezza che turba perché la si riconosce come universale e particolare insieme, che appartiene alla dimensione della tragedia come a quella della quotidianità.
E così, nella vicenda di Medea, «La nutrice è un personaggio inutile / se la storia è incisa sul corpo dei due amanti», mentre l’autore sta come Filottete, con la ferita aperta, a guardare i compagni che se ne vanno e lo abbandonano. Come è stata abbandonata Andromaca, che nel suo personale reality show interpreta il ruolo di spettatrice solitaria mentre a recitare, nella vita come su un palco, è il pubblico-massa di maschere mute, in un componimento metateatrale tra i più originali della raccolta.

Francesca Gambarini
(recensione apparsa sul numero 9 di Stratagemmi - Prospettive Teatrali, Pontremoli Editore, Milno, aprile 2009)

Tuesday, May 12, 2009

Toys a RIgenerazione - domenica 17 maggio

Previsioni + RIgenerazione
Nuove esperienze teatrali in scena tra Milano e il Piemonte

Il progetto milanese Previsioni e quello piemontese Rigenerazione uniscono le forze per promuovere e far conoscere le giovani compagnie teatrali che si sono particolarmente distinte nell’ambito delle due selezioni.
Il 17, 20 e 21 maggio le tre compagnie selezionate da Previsioni saranno in scena a Biella mentre nel mese di luglio le compagnie selezionate da Rigenerazione saranno in scena a Milano nell’ambito del Festival Arlecchino nelle città.



La Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e la Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte si sono interrogate, in consonanza con la loro vocazione, sulla necessità di dare spazi e possibilità di produzione e visibilità alle giovani compagnie emergenti in modo costante e sistematico.
Previsioni e Rigenerazione sono le risposte che queste due realtà hanno messo in campo.
Valore aggiunto ai due progetti è la collaborazione nata tra le due realtà che permette alle compagnie selezionate di travalicare i confini regionali andando in scena in contesti importanti e differenti da quello di appartenenza.
Il progetto di collaborazione tra le due realtà si declina in due momenti di ospitalità reciproca:
Nel mese di maggio 2009 le compagnie selezionate nell’edizione 2008 di Previsioni saranno in scena a Biella nel corso della rassegna di RIgenerazione.
Domenica 17 maggio la compagnia Crolloprospettico sarà in scena con TOYS Studio per una Salomè mutilata, spettacolo in cui, accompagnati dal sociologo Zygmunt Bauman, si intraprende un percorso di ri-scoperta dell’amore all’interno della società del consumo.
Mercoledì 20 maggio la compagnia Macelleria Ettore porterà a Biella lo spettacolo La porta Aperta, piccola tragedia familiare. Un’indagine ironica e spietata sul processo di creazione della propria identità. Uno spettacolo per dire che Il bello di una famiglia è di saperla lasciare.
Giovedì 21 maggio è la volta di Malabobora con P.A.C.S. (Pamela. Alberto. Chiara. Stafano.): Qual è il significato della promessa di matrimonio? La famiglia tradizionale non sempre funziona, per chi non ne condivide il modello o se ne trova obbligatoriamente al di fuori, esiste un riconoscimento del diritto alla differenza e soprattutto a non restare soli?

Quest’estate saranno invece le compagnie piemontesi ad essere ospitate a Milano presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, all’interno del Festival/laboratorio che si terrà da martedì 7 a venerdì 17 luglio.
Previsioni – giovani proposte per la scena milanese
Previsioni è un progetto artistico e formativo. Ha come finalità l’accompagnamento dei giovani diplomati della Scuola Paolo Grassi, dell’Accademia Internazionale della Musica e della Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media verso la professione, offrendo al pubblico e al sistema teatrale, musicale e cinematografico milanese un osservatorio sulle fantasie creative delle ultime generazioni.
L’edizione 2009, il cui bando si è chiuso il 20 aprile, vedrà l’esibizione delle compagnie selezionate in 6 teatri milanesi nel mese di settembre.
Previsioni - giovani proposte per la scena milanese è un progetto ideato dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, in collaborazione con il
Comune di Milano - Settore Spettacolo e con CRT, Sala Fontana, Teatro Litta, Teatro Out Off, Teatro Ringhiera e Teatro Verdi e con il sostegno della Fondazione Cariplo.

Rigenerazione
Dal 14 al 31 maggio si svolge tra Biella, Vigone (To) e Chiaverano (To) l’edizione 2009 di Rigenerazione.
Tre le compagnie piemontesi selezionate:
Tecnologia filosofica presenta Gymnasium, spettacolo di teatro-danza che indaga il pianeta giovanile nelle trasformazioni dell’età adolescenziale; Compagnia Torcigatti porta in scena lo spettacolo Troppa Polvere su Marte, che narra in modo surreale e curioso la vita di Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA; Piccola Compagnia della Magnolia propone Hamm-let - Studio sulla Voracità, elaborazione drammaturgica basata su Hamlet di William Shakespeare e HamletMachine di Muller.
A dispetto delle tante preoccupazioni sulla mancanza di mezzi e prospettive, il Circuito Teatrale del Piemonte si impegna con questa iniziativa a continuare a credere nel futuro e nella giovane creatività che di questo futuro è espressione lampante.
RIgenerazione è un progetto ideato dalla Città di Torino, Vice Direzione Generale Gabinetto del Sindaco e Servizi Culturali - Settore Eventi Culturali, dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino e dal Sistema Teatro Torino in collaborazione con la Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte e con AGIS (Associazione generale Italiana dello Spettacolo).
Un ringraziamento doveroso per la realizzazione di quest’appuntamento va inoltre alle seguenti istituzioni locali: l’Associazione Il Mercato dei Sogni/Festival delle Cantinelle e Residenza Multidisciplinare Arte Transitiva Stalker Teatro, il progetto Morenica – Cantiere Canavesano Residenza Multidisciplinare, l’associazione Dunamis, il Comune di Chiaverano e il Comune di Vigone.

Arlecchino nelle città
Festival - laboratorio giunto quest’anno alla seconda edizione che si terrà dal 7 al 17 luglio presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.

Wednesday, March 04, 2009

8 marzo





Resistere per esistere
-
le donne e la Costituzione della Repubblica Italiana

ne parliamo con
Onorina Pesce  - Partigiana, vice presidente dell' A.N.P.I. provinciale
e
Benedetta Liberali  - Università degli Studi di Milano

Domenica 8 Marzo 2009 - ore 15
Salone di Via P. Mascagni, 6 - Milano

a seguire letture recitate da Sara Urban e Milvis Lopez Homen

a cura di Renato Sarti - Teatro della Cooperativa
con la collaborazione di Marco Di Stefano e Riccardo Pippa

e...un piacevole brindisi!

Wednesday, February 11, 2009

Previsioni. Intervista a Marisa Villa

Previsioni per un nuovo teatro: quando il testo nasce sulla scena.
Intervista a Marisa Villa

di Maddalena Giovannelli


Renato Palazzi, in occasione dei venticinque anni del supplemento
domenicale del “Sole 24 ore” (30 nov. 2008), ha osservato
come il teatro dell’ultimo quarto di secolo abbia visto emergere,
in luogo di poche personalità o realtà produttive di spicco, una
molteplicità di proposte che in molti casi riescono effettivamente
a incidere. Non solo: c’è stato, secondo Palazzi, un autentico
ricambio generazionale, “grazie al quale formazioni giovani o
giovanissime accedono senza problemi alle più importanti ribalte
nazionali”.
Se questo è vero, la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi ha
colto nel segno presentando, all’inizio dell’estate 2008, Previsioni.
Giovani proposte per la scena milanese con il contributo dell’Assessorato
alla cultura del Comune di Milano. Il progetto si definisce
“osservatorio sulle fantasie teatrali delle ultime generazioni” ed è
stato elaborato con l’obiettivo di creare occasioni per lo sviluppo
di nuove proposte artistiche e contribuire a una “qualificazione”
del ricambio generazionale.
La scuola ha emesso un bando per la presentazione di testi
teatrali completi con scadenza a fine giugno 2008. Pochi i vincoli:
che nel gruppo fossero presenti ex allievi della scuola, che i
progetti avessero alle spalle una società in grado di farsi carico
delle incombenze amministrative e fiscali, che lo spettacolo non
fosse già stato presentato a Milano.
Fra le 18 proposte pervenute, ne sono state selezionate sei: ai
vincitori, oltre a mille euro di contributo per le spese di
produzione, la possibilità di venire ospitati da uno tra i principali
teatri di innovazione milanesi. Hanno dunque aderito all’iniziativa:
Teatro Sala Fontana, Teatro Litta, Teatro Verdi, Teatro
Ringhiera, CRT Teatro dell’Arte, TeatroLaCucina (ex Paolo Pini).
È stata poi creata una commissione preposta alla selezione dei
partecipanti, commissione dove figuravano – senza che la
direzione artistica della Paolo Grassi influisse direttamente – un
rappresentante del Comune di Milano e uno per ciascun teatro.
Vediamo in sintesi i progetti scelti. In Ameleto dei Porselli, testo e
regia di Riccardo Festa, il principe di Danimarca si tormenta su
questioni di successione riguardo un allevamento di maiali. I
Fratelli Martirio, regia di Fulvio Vanacore per un testo di Gianluca
De Col, racconta di una badante ucraina appassionata di gialli che
diventa investigatrice. Sabato Sera (dalla provincia con amore) è un
“viaggio al termine della notte” di una serata come tante,
raccontato dal testo e dalla regia di Paolo Faroni. Toys – regia e
drammaturgia di Marco Di Stefano, coreografie di Francesca
Romano – è uno studio di teatro-danza su schizofrenie e
ossessioni della società contemporanea, mentre in P.A.C.S. di
Giulia Donelli, regia di Laura Casati, quattro amici attendono la
fine di un interminabile pranzo nuziale, in un progressivo ed
estenuante esaurirsi delle frasi di circostanza. La porta aperta.
Piccola tragedia familiare è invece l’esito di una scrittura scenica di
gruppo a partire da Le muse orfane di Bouchard.
I ‘fili rossi’ che attraversano questo cartellone di nuove proposte
sono molteplici. Primo e più evidente, il ricorrere di drammaturgie
originali: solo in due casi, infatti, si fa esplicito riferimento a
un testo già noto, che rimane comunque solo un punto di
partenza da riadattare e capovolgere; negli altri quattro casi la
drammaturgia è totalmente inedita. Merita poi una lettura attenta
la scheda tecnica degli spettacoli: la distribuzione delle
competenze appare fluida e rivela duttilità e capacità di
interazione. Non di rado lo stesso nome compare a diverso titolo
o risulta difficile risalire a una sola firma o a un solo ideatore del
progetto: i lavori appaiono più che altro come l’esito dell’impegno
di un’equipe dove ognuno mette a disposizione la propria
esperienza.
Qualche esempio. Sabato Sera è tratto da un testo di Paolo Faroni;
lo stesso Faroni firma, con Massimo Canepa, regia e drammaturgia;
per la drammaturgia compare un terzo nome, Roberto
Laurieri, che torna, ancora insieme a Faroni, nel cast degli attori.
L’autrice di P.A.C.S. è Giulia Donelli, ma l’idea di partenza è di
Laura Casati, anche regista, e di Alessandro Mercurio, che
compare come attore. In Toys si ha la compresenza di una
coreografa, Francesca Romano, e di un regista-drammaturgo,
Marco Di Stefano. “Io e Francesca abbiamo cominciato a lavorare
insieme sin dalla Paolo Grassi e ora abbiamo una collaborazione
stabile”, ricorda Marco. “Per Toys siamo partiti da un’idea: ci
interessava parlare dell’amore nella società contemporanea, di
come venga frainteso o mercificato. A quel punto io ho cominciato
a creare una drammaturgia che coinvolgesse tre danzatori e
un attore: sulla base di quelle indicazioni, Francesca ha messo a
punto le coreografie. Ma è chiaro che il mio lavoro di stesura è
stato influenzato da lei: mentre scrivevo, le mandavo via via il
testo, e lo modificavo sulla base dei suoi suggerimenti. Anche nel
lavoro di regia complessiva ho sviluppato spunti di Francesca,
così come lei nella messa a punto coreografica ha tenuto conto
dei miei.”
Il caso forse più significativo di collaborazione, scambio di
competenze, elasticità dei ruoli è La porta aperta, scrittura scenica a
dieci mani. “Siamo partiti dal testo di Bouchard”, racconta
Carmen Giordano, che ha curato montaggio e regia: “Però
abbiamo immaginato i personaggi vent’anni prima del momento
narrato dall’originale. Sulla base di questo abbiamo lavorato a
lungo sulle improvvisazioni: io davo, per così dire, dei compiti
scena per scena, chiedevo agli attori di improvvisare di volta in
volta su un particolare aspetto del testo che ci aveva colpito e poi,
solo in un secondo momento, ho lavorato sul montaggio. Alla
prima sono andati in scena quegli stessi che avevano lavorato alla
scrittura: poi però, in vista di Previsioni, abbiamo fatto un passo
indietro e deciso di lasciare spazio ad attori che lavorassero
‘vergini’ sul testo. Inevitabilmente la scrittura è stata influenzata
dai nuovi ingressi: così siamo arrivati al testo definitivo”.
Previsioni è stato promosso dal “Settore progetti speciali” della
Scuola: sotto la supervisione di Mimma Gallina, Marisa Villa – a
sua volta ex allieva del Corso di organizzazione – si è occupata
dell’iniziativa.

Un bando per giovani proposte… Come è nata l’idea?
“Abbiamo sviluppato un’intuizione di Antonio Calbi. Lo scopo
era quello di offrire ai nostri ex allievi un canale privilegiato per
accedere ai luoghi teatrali milanesi d’eccellenza. E anche in
qualche modo stimolare la produzione: non è raro che i nostri
ragazzi, dopo essere usciti dalla scuola, per mancanza di
occasioni, lascino in cantiere progetti iniziati o collaborazioni;
invece è importante che si mettano subito alla prova, che
sfruttino i contatti e le conoscenze appena acquisite. Ma anche
che provino l’altra faccia della medaglia: la responsabilità di un
progetto tutto loro. Per questo abbiamo chiesto che si
costituissero legalmente società o associazioni e che i progetti
Previsioni per un nuovo teatro. Intervista a Marisa Villa
fosse depositati; così è successo che alcune compagnie, magari già
esistenti, si sono ufficializzate proprio per questa occasione. E
speriamo che sia di buon auspicio.”

Dunque nel bando non è stato posto alcun vincolo sul testo. Eppure tutti i sei
progetti selezionati presentano drammaturgie originali. Un caso?
“Come hai detto, noi non avevamo posto alcun tipo di vincolo, è
stata la commissione a decidere in questo senso. Non credo ci
fossero preconcetti da questo punto di vista: il dato di fatto è
stato che i progetti più interessanti erano quelli originali.”

Qualcosa questo vorrà dire.
“Senz’altro abbiamo riscontrato tendenze comuni. Hanno
prevalso le drammaturgie originali, con lavori che privilegiavano il
testo: poca scenografia, poca tecnologia, pochi effetti. Questa, in
un certo senso, è una controtendenza rispetto ad alcuni
esperimenti di anni fa. Poi forse i ragazzi hanno intuito che
questo bando rappresentava una possibilità di portare in scena
qualcosa che normalmente un teatro non avrebbe accettato a
scatola chiusa: hanno tirato fuori i loro progetti più complessi, in
un certo senso meno ‘commercializzabili’.”

C’è stato qualche criterio particolare per le selezione?
“Il primo gradino è stato, per così dire, di tipo più tecnico: si è
controllata la stretta aderenza ai termini del bando. Poi la scelta è
avvenuta su criteri unicamente artistici e, in questo senso, non
abbiamo chiesto alla commissione di fornire troppe spiegazioni.
La cosa interessante è che ogni teatro ha scelto il ‘proprio’
spettacolo: quello, cioè, che avrebbe poi ospitato.”

A una rapida lettura del programma, salta all’occhio una strana
distribuzione dei ruoli professionali tradizionali. Idee che portano più di una
firma, progetti che coinvolgono a vario titolo fino a undici persone,
drammaturgie collettive, nomi che tornano con titoli differenti.
“Credo che questo sia esito della formazione della nostra Scuola.
Durante l’anno tutti gli allievi sono abituati a convivere con i
colleghi degli altri corsi: registi con drammaturghi e organizzatori,
coreografi con attori e danzatori. Sono abituati a rivolgersi gli uni
agli altri e a lavorare sul campo, insieme.”

E questo come influenza la produzione drammaturgica?
“I nostri drammaturghi non scrivono sul tavolino, in solitudine.
Sono abituati a lavorare sulla scena, a raccogliere materiale
guardando gli attori, a farsi modificare da loro. In particolare –
quasi solo qui – i coreografi lavorano a stretto contatto con i
drammaturghi: fortunati esperimenti di teatro danza sono nati
proprio dalla possibilità di queste collaborazioni.”

Bilanci dell’iniziativa?
“Ottimi; oltre le nostre stesse aspettative. Il Comune di Milano è
stato molto presente e ci ha dato davvero un grosso sostegno. Poi
si sono creati rapporti molto buoni tra i teatri ospitanti e i
ragazzi… Chissà, magari vedremo qualcuno di loro nei prossimi
cartelloni. Anche il pubblico non è mancato – anche se, devo
dire, un pubblico più che altro di addetti ai lavori: registi,
organizzatori, giornalisti, che venivano a sbirciare in cerca di
qualche talento promettente.”

Insomma, un’esperienza da ripetere?
“Certo. Magari ampliando la collaborazione tra i teatri.”


(tratto dal numero 8 di "Stratagemmi - Prospettive teatrali", ottobre-dicembre 2008, Pontremoli Editore, Milano. Pubblicato per gentile concessione della redazione.)

Sotto tregua - 16 febbraio 2008


“Saresti disposto a dare la tua voce a uno dei tanti bellissimi testi che ci arrivano da Palestina-Israele, e che aiutano a illuminare il presente, a non dimenticare il passato e ad aprire spiragli su un futuro non ripetitivo e meno feroce?”

È con queste parole che, verso la metà di gennaio di quest’anno, abbiamo chiesto ad alcuni dei nostri migliori uomini e donne di teatro di dare vita a un oratorio o corale a più voci sui fatti di Gaza.

L’occupazione ‘invisibile’ che da tre anni ha trasformato la Striscia di Gaza nella più grande prigione a cielo aperto del mondo è inaccettabile. E il massacro di civili palestinesi attuato dal 27 dicembre 2008 e sottratto alla vista di testimoni è troppo doloroso.

Se abbiamo pensato a testi e voci che sappiano uscire dal silenzio e dall’ancor più disturbante chiacchiericcio mediatico, non è per esprimere il nostro lutto o denunciare soltanto, ma per creare insieme un luogo di pensiero e di ascolto, dove la parola riprenda a farsi sentire limpidamente e possa essere raccolta e trasportata altrove, fuori dal buio opaco del tornaconto politico e delle sue inerti frasi fatte.

 

 

Maria Nadotti, Paola Redaelli, Caterina Serra

 

Su Eluana Englaro. Poi basta.

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html

Allego un link dove trovate un bell'articolo di Giuseppe Genna su Eluana Englaro.
E sulla buffonata governativa alla quale abbiamo assistito in questi giorni.
Come al solito sono stati più importanti i giochi di potere che il rispetto e il dolore di una famiglia.
Eluana se ne è andata, finalmente è libera e non bloccata in una prigione.
Una prigione che nessuno riuscirà a convincermi a chiamare "vita".

Un pensiero particolare va a Silvio Berlusconi, che per l'ennesima volta ha dimostrato di
non tenere ad alcune delle componenti essenziali dell'uomo:
 
- la coscienza (di chi non voleva continuare ad assistere alla tortura ingiustificata di un essere umano)

- la libertà (di Eluana e della sua famiglia di scegliere)

- il libero arbitrio (di Napolitano, che ha rispedito al mittente un decreto legge vergognoso)

Ma che soprattutto ha dimostrato di disprezzare la vita.
Perché chi si permette di dire che Eluana poteva "potenzialmente" procreare può essere solo
una persona priva di qualsiasi sentimento umano
e senza alcuno rispetto per la donna e per ciò che rappresenta.
Una persona che si permette di usare una storia di dolore per i propri scopi politici.

Vergogna. Ma non solo a Silvio Berlusconi.

Vergogna a tutti i politici che hanno marciato su una persona indifesa.
Vergogna a chi ha accusato Beppino Englaro di essere un assassino
Vergogna a chi ha anteposto l'ideologia (o la fede, che dir si voglia) alla pietà umana.

Alla fine di questa "brutta" storia rimane solo un profondo senso di disgusto.
Ma anche il sollievo per la fine della tortura di Eluana.

Marco

Wednesday, January 28, 2009

Appello per il Conchetta!

Pubblico di seguito l'appello ufficiale per riaprire Cox 18.


Lo sgombero del Conchetta è l’ultimo segnale dell’insensibilità sociale e culturale di chi governa Milano. È l’ultimo atto dell’ottusa catena di scelte che stanno rendendo irriconoscibile il volto della nostra città.

         A colpi di sgomberi e atti di forza, si stanno distruggendo tutti i luoghi della cultura, della memoria e della socialità, senza proporre qualcosa di nuovo, ma lasciando sul terreno soltanto macerie.

         Si sta procedendo sulla strada dell’omologazione, con il chiaro obiettivo di costruire una città in cui siano assenti le diversità,  il dialogo e le culture. Una città in cui gli unici divieti assenti sono contro i poteri forti e la loro onnivora spinta a divorare fino all’ultimo centimetro di territorio.

          Mettere a tacere le voci critiche eliminando i luoghi della socializzazione e della cultura alternativa, non è che un tassello di questo progetto di società disgregata, formata da tanti individui senza relazioni.

         A rischio non sono solo gli spazi sociali autogestiti. Ogni angolo della città è infatti sottoposto al medesimo processo di omologazione e di mercificazione della vita, dei diritti e dei bisogni. In primo luogo le periferie, nell’agenda degli amministratori esclusivamente per nuove speculazioni o per rinnovate politiche securitarie. Lo stesso centro storico da tribuna delle idee e di incontro è stato progressivamente trasformato in luogo destinato solo al consumo opulento, a vetrina infiocchettata della moda, impermeabile alla vita reale della metropoli.

         È questa la Milano che vogliamo? Vogliamo aspettare che anche l’ultimo filo d’erba ci venga strappato da sotto i piedi o pensiamo di dover reagire? 

         Un editorialista del Manifesto chiedeva “Milano da che parte sta?”. Noi rispondiamo che la grande mobilitazione antirazzista per Abba e lo straordinario corteo di sabato, hanno mostrato che in questa città esistono energie, forze vive, spiriti liberi che ancora non si rassegnano al velo oscurantista che punta a cancellare cultura e umanità.

         La sinistra non può attendere oltre, divisa tra generosità impotente o timidezze. La sinistra, in tutte le sue articolazioni può e deve impegnarsi in una grande battaglia per la libertà e la democrazia. Deve incontrarsi subito per avviare una grande iniziativa unitaria e una battaglia culturale e di civiltà.

Noi siamo pronti. 

Wednesday, January 21, 2009

Ale e Franz

giovedì 22 gennaio 2009 - ore 21 
ALE & FRANZ
con la prtecipazione di Rossana Mola
in
FOLLE AMORE
raccolta di poesie e liberi pensieri degli ospiti dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini

organizzata da Associazione ARCA Onlus e MAPP – museo d’arte Paolo Pini
a cura di 
Renato Sarti e Marco Di Stefano

Ale&Franz
”...dare voce a mille e mille fogliettini sparsi qua e là come coriandoli, come foglie cadute. Raccoglierli è stato per noi un gesto emozionante, carico di attenzione e rispetto, un’occasione per fermarci… per interrompere il nostro frenetico modo di vivere e lavorare, per contemplare il sacro che appartiene alla natura umana… ascoltare la voce di chi ha saputo esprimersi nella solitudine… di chi non ha mai taciuto, ma semplicemente per lungo tempo faticato a trovare qualcuno disposto ad ascoltare, ad incontrarsi…”

POSTI LIMITATI
Info e prenotazioni:
tel. 02-64749997 (ore 15-19)
promozione@teatrodellacooperativa.it

PREZZO: € 25,00 - Serata fuori abbonamento (parte del ricavato andrà a finanziare il progetto di pubblicazione del libro 'Folle Amore')

 

EVENTO CORRELATO: 
Nel foyer del teatro sarà allestita la
mostra Psicol'albile con opere realizzate nelle Botteghe d'Arte del MAPP - Museo d'Arte Paolo Pini
Ingresso libero

Monday, January 19, 2009

Pace in Palestina


Di Moni Ovadia e Ali Rashid


Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l'umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione. Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l'agire. Così crescono l'odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilità. Le stesse responsabilità si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalità, l'invasione di uno degli eserciti più potenti del mondo è alla stessa stregua di un atto pur esecrabile di terrorismo. Ma così non si aiuta la pace, che è fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant'anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si è ritrovati con un po' di rancore in più e di certezza del diritto in meno. Noi sappiamo che l'occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l'uso della forza delle armi, ma attraverso l'adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l'avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell'altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione. Al contrario, ogni volta che ci si è avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza, all'assassinio premeditato, all'annichilimento dell'altro, è servito a demolire ciò che si era pazientemente costruito, quel po' di fiducia reciproca in primo luogo. Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo passaggio fra l'Europa e la Palestina agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia, irresponsabilità. L'esito è stato l'incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - "la questione morale del nostro tempo". Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civiltà. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo-palestinesi. Così anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trarne vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall'annichilimento dell'avversario. Come hanno scritto nei giorni scorsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura «...quello che è in gioco a Gaza è l' etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l' arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l' entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la "Mezzaluna fertile" del Mediterraneo del Sud divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina».


Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità affinché vi sia l'immediato cessate il fuoco e non la beffa delle tre ore; la fine dell'assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette; l'intervento di una forza di pace internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del '67; l'avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell'ambito di un processo che possa garantire nell'immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per lo Stato di Palestina; la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che liberi la sua causa dalle strumentalizzazioni per fini propri che hanno caratterizzato la condotta di alcuni gruppi negli ultimi anni; l'adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civiltà, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al più presto. Non di meno, in un contesto dove l'interdipendenza è il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra città e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste - si è lacerata più di tutte le altre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare. In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le società, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l'Italia e la Palestina, intensificando altresì gli atti di solidarietà verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.


Per aderire scrivere a paceinpalestina@gmail.com